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Boro: il minerale nascosto

 
 
Boro: il minerale nascosto che la scienza collega a ossa più forti, meno infiammazione, testosterone più alto e prostata più sana.
Per decenni la medicina moderna ha concentrato la propria attenzione su vitamine e minerali più conosciuti: vitamina D, calcio, magnesio, ferro.
 
Tuttavia esiste un oligoelemento molto meno famoso che negli ultimi anni sta attirando sempre più l’interesse dei ricercatori.
 
Un elemento minuscolo, quasi dimenticato nei manuali di nutrizione, ma capace di influenzare processi biologici sorprendentemente importanti.
 
Questo elemento è il boro.
 
Presente naturalmente nel suolo, nelle piante e nell’acqua, il boro ha accompagnato l’alimentazione umana per millenni.
 
Solo negli ultimi decenni, con i cambiamenti dell’agricoltura moderna e l’impoverimento dei terreni, il suo apporto nella dieta sembra essersi ridotto significativamente, proprio mentre la scienza iniziava a scoprire che questo piccolo minerale potrebbe avere un ruolo molto più ampio di quanto si fosse immaginato.
 
Oggi numerosi studi suggeriscono che il boro possa influenzare il metabolismo di nutrienti fondamentali come calcio, magnesio e vitamina D, contribuire alla regolazione degli ormoni steroidei, modulare alcuni processi infiammatori e sostenere la salute di strutture importanti come ossa, articolazioni, cervello e prostata.
 
L’interesse scientifico per questo elemento è cresciuto soprattutto dopo le osservazioni di alcuni ricercatori che notarono un fenomeno curioso: nelle regioni del mondo dove il boro è naturalmente presente nel suolo e nell’acqua, alcune malattie degenerative sembravano essere molto meno diffuse rispetto alle aree dove questo minerale è scarso.
 
Da queste osservazioni nacque una domanda affascinante: possibile che un oligoelemento così semplice possa influenzare in modo così ampio l’equilibrio dell’organismo umano?
 
Per rispondere a questa domanda bisogna tornare indietro di qualche decennio, alla storia di uno scienziato australiano che fece una scoperta quasi per caso e che avrebbe contribuito a riportare il boro sotto i riflettori della ricerca scientifica.
 
Il suo nome era Rex Newnham.
 
La scoperta del boro contro l’artrite
 
Il Dr. Rex Newnham era uno scienziato australiano specializzato nello studio dei suoli agricoli.
 
Il suo lavoro consisteva nell’analizzare i minerali presenti nel terreno e capire come questi influenzassero la crescita delle piante.
 
Negli anni Sessanta sviluppò una grave forma di artrite che non rispondeva alle terapie disponibili. Essendo un esperto di nutrizione minerale delle piante, iniziò a osservare il problema da una prospettiva diversa da quella della medicina tradizionale.
 
Durante i suoi studi notò che nelle piante il boro era fondamentale per il metabolismo del calcio. Senza boro il calcio non veniva utilizzato correttamente e le piante sviluppavano deformazioni strutturali.
 
Questa osservazione lo portò a chiedersi se qualcosa di simile potesse accadere anche nell’organismo umano.
 
Decise quindi di provare su se stesso una piccola quantità di borace, un minerale naturale ricco di boro.
 
La dose iniziale che utilizzò fu circa 30 mg di borace al giorno, equivalenti a circa 3 mg di boro elementare.
 
Il risultato fu sorprendente: dopo circa tre settimane il dolore, il gonfiore e la rigidità articolare erano completamente scomparsi.
 
Questa esperienza personale lo spinse a studiare più a fondo il ruolo del boro nella salute delle articolazioni.
 
Le dosi utilizzate da Rex Newnham
 
Dopo la sua guarigione, Newnham iniziò a utilizzare il boro anche nei pazienti affetti da artrite.
Nei suoi protocolli clinici utilizzava generalmente:
 
6–9 mg di boro elementare al giorno
 
equivalenti a circa 55–80 mg di borace.
 
Il trattamento veniva mantenuto per 4–8 settimane, seguito da una dose di mantenimento di circa 3 mg al giorno.
 
Uno studio clinico pubblicato su Environmental Health Perspectives (Travers, Rennie, Newnham – 1990) mostrò che circa il 70% dei pazienti con osteoartrite trattati con boro migliorò significativamente, mentre nel gruppo placebo il miglioramento fu solo del 12%. Il sorprendente legame tra boro nel suolo e artrite nel mondo
 
Analizzando i dati epidemiologici globali, Newnham osservò un fenomeno molto interessante.
 
Nelle aree del mondo dove il boro nel suolo e nell’acqua è molto basso, l’artrite è estremamente diffusa.
 
In alcune regioni come la Giamaica, dove l’apporto giornaliero medio è inferiore a 1 mg di boro al giorno, l’artrite può colpire fino al 70% della popolazione adulta.
 
Al contrario, nelle regioni dove il boro è naturalmente presente in quantità elevate nel terreno e nell’acqua, l’artrite è molto rara.
 
Un esempio spesso citato è Carnarvon in Australia Occidentale, dove il terreno è naturalmente ricco di boro e l’incidenza dell’artrite è stata osservata intorno all’1%.
 
Osservazioni simili sono state riportate anche in alcune regioni della Turchia, del Medio Oriente e della Cina occidentale, dove il boro è presente naturalmente nell’acqua potabile.
 
Boro e infiammazione: la riduzione della PCR
 
Uno degli aspetti più interessanti del boro riguarda la sua azione sull’infiammazione.
 
In alcuni studi citati dal medico americano Dr. Jorge Flechas, l’assunzione di 10 mg di boro al giorno per una settimana ha portato a una significativa riduzione della PCR (proteina C-reattiva).
 
La PCR è uno dei principali marcatori utilizzati in medicina per misurare l’infiammazione sistemica. Valori elevati sono spesso associati a condizioni infiammatorie croniche e a un aumento del rischio cardiovascolare.
 
La riduzione della PCR suggerisce che il boro possa contribuire a modulare i processi infiammatori dell’organismo.
 
Boro, testosterone e vitalità dopo i 50 anni
 
Uno degli effetti più interessanti osservati in alcuni studi sull’integrazione di boro è l’aumento del testosterone libero, cioè la forma biologicamente attiva dell’ormone che il corpo può utilizzare direttamente.
 
Il testosterone è spesso associato solo alla sessualità maschile, ma in realtà è un ormone fondamentale per numerose funzioni fisiologiche sia negli uomini sia, in quantità minori, nelle donne.
 
Negli uomini il testosterone contribuisce a regolare diversi aspetti della salute: mantenimento della massa muscolare, densità ossea, produzione di globuli rossi, metabolismo dei grassi, libido, energia fisica e motivazione.
 
Quando i livelli di testosterone sono adeguati il corpo riesce più facilmente a mantenere la massa muscolare e la forza fisica, il metabolismo rimane più efficiente e la distribuzione del grasso corporeo tende a essere più equilibrata.
 
Con l’avanzare dell’età però i livelli di testosterone diminuiscono gradualmente. Negli uomini questo processo inizia spesso intorno ai 35–40 anni e prosegue con una riduzione media di circa 1–2% all’anno.
 
Dopo i 50 anni molte persone iniziano a percepire alcuni effetti di questo calo ormonale: perdita di massa muscolare, aumento del grasso addominale, minore energia fisica, recupero più lento dopo attività fisica e riduzione della densità ossea.
 
Uno studio pubblicato nel Journal of Trace Elements in Medicine and Biology (Naghii et al., 2011) ha mostrato che l’assunzione di 10 mg di boro al giorno per una settimana può aumentare il testosterone libero e ridurre alcuni marcatori infiammatori.
 
Anche nelle donne il testosterone è presente, sebbene in quantità molto inferiori.
 
Nel corpo femminile contribuisce a sostenere energia, tono muscolare, densità ossea e libido, soprattutto dopo la menopausa.
 
Boro e salute della prostata
 
Alcuni studi epidemiologici hanno osservato che un adeguato apporto di boro è associato a un minor rischio di tumore alla prostata e a valori più favorevoli del PSA (antigene prostatico specifico), uno dei marcatori più utilizzati per monitorare lo stato della ghiandola prostatica.
 
Il PSA è una proteina prodotta dalle cellule della prostata. Livelli elevati possono essere associati a infiammazione prostatica, iperplasia prostatica benigna o tumore della prostata.
 
Il motivo per cui il boro può contribuire ad abbassare il PSA sembra essere legato a diversi meccanismi biologici.
 
Il primo riguarda la riduzione dell’infiammazione.
 
Il boro ha dimostrato in diversi studi di ridurre marcatori infiammatori come la proteina C-reattiva (PCR). Poiché l’infiammazione cronica è uno dei fattori che possono aumentare il PSA, la sua riduzione può contribuire indirettamente a normalizzare i valori di questo indicatore.
 
Un secondo meccanismo riguarda la regolazione degli ormoni steroidei. Il boro può influenzare il metabolismo di testosterone ed estrogeni, contribuendo a migliorare l’equilibrio ormonale. La prostata è un organo fortemente sensibile agli androgeni, quindi un equilibrio ormonale più stabile può contribuire a mantenerla in condizioni fisiologiche più favorevoli.
 
Un terzo possibile meccanismo riguarda l’attività enzimatica nelle cellule prostatiche. Alcuni studi suggeriscono che il boro possa influenzare enzimi coinvolti nella crescita cellulare e nella risposta infiammatoria, contribuendo a ridurre la proliferazione anomala delle cellule prostatiche.
 
Uno studio epidemiologico pubblicato nel Journal of Trace Elements in Medicine and Biology (Gallardo-Williams et al., 2003) ha osservato che uomini con un maggiore apporto alimentare di boro presentavano un rischio significativamente più basso di sviluppare tumore alla prostata, con una riduzione stimata fino al 65% nei soggetti con assunzione più elevata.
 
Dosaggi di boro riportati negli studi
 
Dose giornaliera Utilizzo Esperto / Studio
 
1–3 mg apporto nutrizionale minimo linee guida nutrizionali
3 mg mantenimento Dr. Rex Newnham
6–9 mg trattamento artrite Dr. Rex Newnham
6–10 mg equilibrio ormonale e infiammazione Dr. Jorge Flechas
10 mg aumento testosterone e riduzione PCR Naghii et al.
3 mg (da 30 mg borace) dose iniziale usata da Newnham Dr. Rex Newnham
10–30 mg assunzione naturale Medio Oriente studi epidemiologici
56 mg alcune regioni Turchia studi ambientali
fino a 128 mg alcune zone Cina occidentale dati epidemiologici
 
Perché le dosi elevate osservate nelle popolazioni non risultano tossiche
 
In alcune regioni del mondo l’acqua contiene naturalmente quantità elevate di boro. In queste popolazioni l’assunzione giornaliera può arrivare a 30, 50 o anche oltre 100 mg al giorno.
 
Nonostante queste quantità siano molto superiori alle dosi nutrizionali occidentali, non sono stati osservati effetti tossici evidenti nelle popolazioni che vivono in queste aree.
 
La dose letale stimata per l’uomo è compresa tra 15.000 e 20.000 mg, cioè migliaia di volte superiore alle dosi nutrizionali normalmente utilizzate negli studi.
Protocollo pratico di assunzione
 
Fase terapeutica
 
6–10 mg di boro al giorno per circa 2–3 mesi
 
Fase di mantenimento
 
3–6 mg al giorno.
 
Borace e boro elementare
 
Il borace (tetraborato di sodio) è un minerale naturale che contiene circa 11% di boro elementare.
 
Quando viene ingerito reagisce con l’acido dello stomaco e si trasforma principalmente in acido borico, la forma che viene assorbita dall’organismo.
 
Negli studi scientifici i dosaggi sono generalmente espressi come boro elementare.
 
Principali studi scientifici sul boro
 
Metabolismo minerale e ossa
Nielsen FH (1997) — FASEB Journal
Ruolo del boro nel metabolismo di calcio, magnesio e vitamina D.
Nielsen FH et al. (1987) — Magnesium and Trace Elements
Carenza di boro associata a alterazioni nel metabolismo minerale.
Hunt CD et al. (1997) — Journal of Nutrition
Effetti del boro sugli ormoni steroidei e metabolismo osseo.
Hunt CD (2003) — Journal of Trace Elements in Experimental Medicine
Ruolo nutrizionale del boro nella salute delle ossa.
Nielsen FH (2008) — Biological Trace Element Research
Importanza del boro nella nutrizione umana.
Artrite e articolazioni
Travers RL, Rennie GC, Newnham RE (1990) — Environmental Health Perspectives
Studio clinico sul boro e osteoartrite.
Newnham RE (1994) — Journal of Applied Nutrition
Uso del boro nel trattamento dell’artrite.
Scorei R et al. (2011) — Biological Trace Element Research
Effetti del calcio-fruttoborato su infiammazione e salute articolare.
Scorei RI et al. (2010) — Biological Trace Element Research
Boro e riduzione dei marcatori infiammatori.
Infiammazione e sistema immunitario
Naghii MR et al. (2011) — Journal of Trace Elements in Medicine and Biology
Aumento testosterone libero e riduzione infiammazione.
Naghii MR et al. (2011) — Biological Trace Element Research
Effetti del boro su infiammazione e metabolismo.
Pizzorno L (2015) — Integrative Medicine Journal
Ruolo del boro nella regolazione dell’infiammazione.
Prostata e tumori
Gallardo-Williams MT et al. (2003) — Journal of Trace Elements in Medicine and Biology
Maggiore apporto di boro associato a minore rischio di tumore alla prostata.
Barranco WT et al. (2007) — Integrative Cancer Therapies
Il boro come potenziale agente anticancro.
Scorei RI et al. (2005) — Biological Trace Element Research
Effetti del boro sulla proliferazione cellulare.
Cervello e funzione cognitiva
Penland JG (1994) — Environmental Health Perspectives
Carenza di boro associata a riduzione della funzione cognitiva.
Penland JG (1998) — Biological Trace Element Research
Effetti del boro sull’attività cerebrale.
Metabolismo ormonale
Naghii MR et al. (2011) — Journal of Trace Elements in Medicine and Biology
Aumento del testosterone libero dopo integrazione con boro.
Hunt CD et al. (1987) — Journal of Nutrition
Effetti del boro sugli estrogeni e sugli ormoni steroidei.
Revisione generale sul boro
Nielsen FH (2014) — Journal of Trace Elements in Medicine and Biology
Revisione completa sul ruolo biologico del boro nella salute umana.

Iodio, tiroide e cariche elettriche

Iodio, tiroide e cariche elettriche

 

Il dott Jeremy Steiner si occupa di elettro-agopuntura ed analizza il corretto funzionamento della tiroide collegandolo alle cariche elettriche presenti nel corpo.

In questo caso lo iodio diventa un regolatore fondamentale della segnalazione fisiologica ed il  sangue diventa un tessuto elettricamente attivo.

I globuli rossi hanno cariche superficiali che consentono loro di respingersi a vicenda e di muoversi efficacemente attraverso il sistema vascolare.

Quando l'integrità elettrica è compromessa, i globuli rossi iniziano ad aggregarsi, riducendo l'apporto di ossigeno e compromettendo il metabolismo tissutale.

La ricerca ha dimostrato che il grounding (per scaricare l'eccesso di cariche positive e assorbire elettroni negativi dalla superficie terrestre) può invertire l'aggregazione dei globuli rossi.

Anche l'integrazione di iodio ha mostrato effetti simili favorendo la corretta separazione cellulare.

Questo posiziona lo iodio come un fattore chiave nel ripristino della coerenza elettrica nel sangue.

Circa il 60% della funzione tiroidea dipende dal voltaggio corporeo totale, non solo dalla produzione di ormoni.

Il sangue, il tessuto connettivo e la segnalazione neurale contribuiscono tutti a questo ambiente elettrico.

Questo spiega perché i pazienti possono presentare i classici sintomi dell'ipotiroidismo nonostante valori di TSH, T3 o T4 "normali".

Spesso il problema non è la disponibilità degli ormoni, ma la trasmissione del segnale.

Jeremy Steiner, MD, PhD, DAOM

Head Educator at The Electro Acupuncture Institute

Che cos'è l'ossidazione? dal libro salute vietata

Che cos'è l'ossidazione?

 

Fondamentalmente, ossidazione significa combustione.

E ci sono due forme distinte di ossidazione:

 

•l'ossidazione lenta si verifica quando, ad esempio, tagliamo una mela e vediamo che diventa “marrone” quando viene a contatto —e durante la sua

esposizione— con l'ossigeno, capace di corrodere il metallo, dando origine all'ossido di ferro, la comune ruggine.

 

•l'ossidazione rapida può essere un incendio o un'esplosione.

 

Alla nascita iniziamo a respirare, riempiendo i nostri polmoni dell'ossidante più abbondante al mondo: l'ossigeno molecolare (!), che ha la formula chimica O2.

 

L'ossigeno è essenziale per la nostra vita in quanto si lega ai globuli rossi nei nostri polmoni e allo stesso tempo rimuovendo l'anidride carbonica

(CO2) durante l'espirazione.

 

Facciamo esattamente lo stesso di qualsiasi motore a combustione, solo in modo molto più efficiente.

 

Naturalmente, durante il processo, non solo assumiamo ossigeno ed eliminiamo l'anidride carbonica, ma alcalinizziamo

anche il corpo ad ogni respiro che facciamo.

 

Come funziona il processo di alcalinizzazione?

 

Innanzitutto, spiegherò come funziona il pH e cosa significa il potenziale di idrogeno nel nostro corpo.

 

Possiamo facilmente dire che un pH di 7 è neutro, quindi un valore inferiore a 7 è acido e un valore maggiore di quello stesso valore è alcalino.

 

Il sangue nelle nostre vene ha un pH di ~7,31, mentre il sangue nelle arterie, quando esce dai polmoni, ha un pH intorno al 7.41.

 

Cioè, alcalinizziamo il nostro corpo ad ogni respiro, qualcosa di estrema importanza, poiché respiriamo dai 15.000 ai 25.000 litri d'aria al giorno, sia svegli che addormentati,

quindi fondamentalmente il processo di alcalinizzazione è prodotto dalla respirazione.

 

Durante il giorno possiamo mangiare da 500 a 700 grammi di cibo e tutto questo cibo ha un pH inferiore a sette, il che significa che è acido.

 

Tuttavia, ciò che mangiamo nella nostra dieta quotidiana è ciò che rende i media più acidi o meno.

 

Se ingeriamo molti zuccheri e questi non si ossidano, avviene la loro fermentazione, provocando un enorme aumento dell'acidità interna dell'organismo.

Un succo di mela finisce sempre per trasformarsi in aceto se fermenta correttamente e se ha abbastanza zucchero.

 

Il processo di fermentazione rilascia anche energia sotto forma di calore, sebbene questo sia poco rispetto all'ossidazione.

La relazione del corpo tra i due è che la fermentazione produce 2 unità di energia (ATP), mentre l'ossidazione ne genera 36.

 

La differenza è evidente.

Siamo fuoco e siamo letteralmente la fiamma della vita, ma bisogna ricordare che senza ossigeno non può esserci fuoco. 

Torniamo ai globuli rossi, che catturano l'ossigenonei nostri polmoni.

Una volta saturati di ossigeno, lasciano i polmoni verso gli organi, dove lo rilasciano.

Ma come lo distribuiscono, esattamente?

La cosa interessante è che i globuli rossi non rilasciano ossigeno nei nostri organi in modo uniforme, preferendo sempre le zone dove c'è acidità.

Che cosa significa?

Significa che quando i nostri muscoli esercitano una forza, si crea acido lattico, che, come suggerisce il nome, è un acido.

In queste zone il sangue rilascia molto più ossigeno che in altre zone non acide, si stima circa il 16%.

È inoltre importante tenere presente che la letteratura scientifica indica che la cellula utilizza l'ossigeno solo per la combustione dello zucchero (che è il carbone).

Sembra che sia più complesso di così, in quanto l'ossigeno consente, attraverso l'ossidazione —leggi: combustione— di generare un ambiente più alcalino, poiché la maggior parte dei prodotti che ne derivano —chiamiamoli “ceneri— sono più alcalini .

E, se ricordi, il sapone era fatto di cenere.

Quando ci alleniamo per praticare uno sport, nel nostro corpo accadono principalmente tre cose:

1. bruciamograssi

2. bruciamozuccheri

3. bruciamo tossine

 

“Aspetta un momento – diranno ora alcuni professionisti del settore – e lo stress ossidativo?

 

Ne parlerò più approfonditamente nella parte finale del libro, ma posso dire che la teoria dello stress ossidativo —ipotesi avanzata da Denham Harman nel

1956 — è già stata dimostrata falsa in molti dei suoi aspetti dal Professor Dr. Il pluripremiato lavoro di Michael Ristow sulla mitoormesi (ormesi mitocondriale)

dimostra che lo stress ossidativo a breve termine prolunga la vita, esattamente l'opposto di quanto si credeva in precedenza.

 

Te lo spiego semplicemente: una persona che fa esercizio è più sana o una che

vive una vita sedentaria sul divano?

 

“Quello che fa sport!”, rispondono quasi tutti.

 

Ma, vediamo, chi fa sport sperimenta molto più stress ossidativo e, secondo la vecchia teoria, dovrebbe essere più malato, perché l'ossigeno è il radicale libero più

abbondante nel nostro corpo.

 

In questo argomento possiamo guardare alla manipolazione che ha avuto luogo negli ultimi 50 anni, vendendo integratori antiossidanti per un valore di miliardi di

dollari a destra e a manca.

 

È sempre la stessa cosa: fare più soldi.

 

Un antiossidante non è altro che un estintore e può tornare utile per le persone magre, anoressiche o malnutrite.

 

Ma, oggigiorno, il problema è esattamente l'opposto, con un'eccessiva offerta di cibo, in combinazione con lo stile di vita sedentario televisivo, facendo sì che

l'ossigeno non raggiunga le cellule in quantità sufficiente per l'effettiva ossidazione.

 

Senza questa combustione non c'è energia, senza energia non ci sono difese e senza difese c'è malattia.

 

In sostanza, il biossido di cloro, quando si dissocia, rilascia ossigeno nelle parti acide del corpo, in modo molto simile a quello che fanno i globuli rossi, ma in modo

molto più potente.

 

Sappiamo che la maggior parte delle malattie sono legate a un'eccessiva acidità nel corpo, nota anche come "acidosi metabolica".

 

Questo ossigeno rilasciato reagisce ossidando i componenti acidi o le tossine che sono nel sangue o nel tessuto interstiziale, dove il sangue non arriva nemmeno. Il biossido di

cloro si dissolve molto bene in acqua e quindi può essere scomposto nel nostro corpo, che è principalmente acqua, a circa il 70%.

 

Se una persona pesa 100 chili, sono circa 70 litri di acqua, ma solo 6 litri di sangue, che funge da fluido idraulico di trasporto.

 

Il biossido di cloro si distribuisce molto meglio nell'acqua,

 

Sappiamo che il biossido di cloro è selettivo per il pH e quindi reagisce con tutte le sostanze che sono più acide del valore minimo nel corpo umano: 7.3.

 

Sappiamo anche che praticamente tutti gli agenti patogeni siano essi batteri, virus, funghi o piccoli parassiti, sono più acidi.

 

Grazie alla sua capacità selettiva, il biossido di cloro rilascia ossigeno proprio dove si trovano questi agenti patogeni acidi, provocandone l'ossidazione.

 

Non c'è possibile resistenza all'ossidazione se è abbastanza potente.

 

Infatti, il nostro corpo —e quello di tutti gli altri vertebrati— utilizza illo stesso sistema utilizzato dai neutrofili, che sono state le cellule di difesa killer del nostro

sistema immunitario per milioni di anni.

 

Queste cellule difensive inghiottono i nemici, eliminandoli attraverso l'ossidazione.

 

Con questo effetto, probabilmente otteniamo un ambiente più alcalino, con meno batteri, virus e funghi, dove il corpo può riprendersi e guarire in modo naturale.

 

La capacità di ossidazione selettiva del biossido di cloro nel nostro corpo è la chiave di tutto e, a mio avviso, è una delle più grandi scoperte nella storia

dell'umanità, e può aiutare ad eliminare gran parte delle sofferenze inutili, in modo efficiente e molto economico. .

 

Che tutto questo non vada contro gli interessi dell'industria farmaceutica è un'altra storia.

 

È interessante notare che il biossido di cloro non è solo selettivo, ma reagisce anche in modo diverso con ciascun agente patogeno, ovvero più i batteri sono acidi,

più forte è la reazione chimica ossidativa e meno acida, minore è la reazione ossidativa.

 

Questo è il motivo per cui non influisce tanto sui batteri simbionti nel corpo, poiché di solito hanno un livello di pH equivalente al nostro, che è ciò che

consente loro di essere simbionti.

 

Perché un batterio ci attacchi, deve avere un pH più acido delle nostre cellule, proprio come i magneti.

 

Se immaginiamo due magneti con la stessa carica, il risultato è che si allontanano; solo se hanno cariche diverse si

attraggono e si “incollano”.

 

È esattamente lo stesso con i batteri, poiché il pH negativo è necessario affinché attacchino, attraverso uno scambio di elettroni,

 

Dobbiamo chiederci: abbiamo davvero bisogno di assumere antiossidanti artificiali?

 

Ci sono parti della teoria dei radicali liberi che sono vere, tuttavia, non valuta correttamente il fatto che i radicali liberi dell'ossigeno [specie reattive dell'ossigeno

(ROS)] siano i più abbondanti nel corpo.

 

Non c'è fuoco senza ossigeno.

 

L'ossigeno è responsabile della vita e, allo stesso tempo, converte tutto in cenere alcalina, impedendo al nostro corpo di acidificarsi.

 

È tutta una questione di equilibrio, visto che il troppo fuoco ci brucia (questo è il punto di vista postulato nella teoria dei radicali liberi) ma: "quanti di voi stanno correndo

una maratona?"

 

Pochi, vero? La maggior parte dell'umanità che abita nell'emisfero settentrionale ha problemi di sovrappeso, che è esattamente l'opposto, rivelando

una mancanza di ossidazione/combustione.

 

Quindi, possiamo riassumere i pericoli del fuoco (ossidazione) come segue:

 

troppo fuoco ci brucia, mentre troppo poco non ci riscalda.

 

Da un fuoco privo di ossigeno esce solo fumo, e il fumo ci soffoca.

 

Va tenuto presente che il fumo derivante dalla combustione può essere dannoso per noi, in quanto non è la stessa

cosa bruciare una risma di carta come un mucchio di pneumatici.

 

Lo stesso accade con il trattamento,  più sei malato, più lentamente devi iniziare, a causa della grande quantità di tossine presenti nel corpo.

 

gli ossidanti

 

Gli ossidanti sono sostanze in grado di immagazzinare chimicamente ossigeno nello stesso modo in cui una batteria è in grado di immagazzinare elettricità.

 

Questi ossidanti rilasciano ossigeno in determinate condizioni; è quella che viene chiamata una reazione chimica.

 

A seconda dell'intensità, l'ossidazione può essere lenta, come quando il ferro viene ossidato, o molto veloce, come un'esplosione.

 

In entrambi i casi si tratta di ossidazione.

 

L'ossidazione non significa che solo l'ossigeno è combinato nel corpo con altri elementi.

 

Non è solo l'ossigeno che può ossidarsi, ma altre sostanze chimiche possono ossidarsi, tuttavia, l'ossigeno è in grado di ossidare combustibili come

zucchero o grasso nel corpo per generare calore e le cellule possono creare l'elettricità necessaria per il lavoro del corpo e della mente.

 

Per capire perché il biossido di cloro nelle giuste dosi non danneggia il corpo, dobbiamo prima capire le basi dell'ossidazione, e questo in realtà non è così

complicato come potrebbe sembrare.

 

Gli ossidanti sono in grado di rubare elettroni da altre sostanze chimiche.

 

Possiamo dire che gli elettroni sono come una specie di cemento elettrico, che tiene insieme tutto.

 

Ma se gli elettroni vengono rimossi dalla materia, la costruzione finisce per crollare: è come se il cemento fosse rimosso da un muro di mattoni.

 

L'ossigeno, in quanto tale, può essere visto come un elemento fondamentale, che ossida nel corpo esattamente ciò che dovrebbe ossidare.

 

La differenza tra un ossidante e un altro è la sua forza, o potenziale ossidativo.

 

Pertanto, gli ossidanti immagazzinano ossigeno da un lato e facilitano la combustioneper un altro.

 

 

Osteopatia26

Fabrizio Renzoni osteopata D.O.m.R.O.I. Tessera n. 4727

Fano PU CAP 61032 VIA G. Gabrielli N 12/A

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