




Perché le donne devono allenare i mitocondri (prima che sia tardi)
Per decenni la fisiologia femminile è stata ignorata o semplificata, trattata come una versione
"in scala ridotta" di quella maschile.
La realtà biochimica, tuttavia, racconta una storia diversa:
fino alla menopausa, le donne godono di un vantaggio metabolico straordinario, un vero e
proprio "scudo mitocondriale" fornito dagli estrogeni, che favorisce l'ossidazione lipidica e
protegge dallo stress ossidativo.
Questo nostro articolo esplora il drastico cambiamento che avviene durante la perimenopausa
e la menopausa, quando il ritiro di questa protezione ormonale espone la donna a un'accelerata
disfunzione metabolica.
Analizzando la letteratura scientifica più recente, dimostriamo come
l'esercizio fisico specifico, focalizzato sulla biogenesi mitocondriale e non sulla semplice
"bruciatura di calorie", sia l'unica terapia non farmacologica in grado di sostituire il segnale
estrogenico perduto.
L'inganno della giovinezza: Il turbo metabolico degli estrogeni
Per comprendere l'urgenza di un allenamento specifico, dobbiamo prima osservare ciò che la
natura offre "gratuitamente" alla donna in età fertile.
Esiste un malinteso di fondo nel mondo del fitness: si pensa spesso che gli uomini siano metabolicamente superiori nel bruciare grassi.
La scienza, e in particolare i lavori seminali del Prof. Mark Tarnopolsky, ci dice l'esatto opposto.
A parità di intensità relativa di esercizio, le donne sono macchine ossidative più efficienti degli
uomini.
Questo fenomeno è guidato principalmente dal 17-beta-estradiolo (E2).
Gli estrogeni non sono solo ormoni riproduttivi; sono potenti regolatori bioenergetici che agiscono
direttamente sul DNA mitocondriale e nucleare.
Fino ai 45-50 anni, l'estradiolo agisce come un "turbo" per i mitocondri femminili attraverso tre meccanismi distinti:
1. Risparmio del glicogeno e ossidazione lipidica: Gli estrogeni promuovono
l'espressione di proteine coinvolte nel trasporto e nell'ossidazione degli acidi grassi
(come la FAT/CD36 e la CPT-1). Ciò significa che, durante l'attività aerobica, la donna
accede alle riserve di grasso molto più velocemente dell'uomo, preservando il prezioso
glicogeno muscolare.
È una strategia evolutiva raffinata: preservare gli zuccheri per il
cervello e per eventuali gravidanze, usando il grasso come carburante primario per il
movimento.
2. Protezione antiossidante: I mitocondri producono energia, ma generano anche scorie
tossiche chiamate specie reattive dell'ossigeno (ROS). Gli estrogeni stimolano la
produzione di enzimi antiossidanti (come la glutatione perossidasi) che neutralizzano i
ROS. Il mitocondrio femminile, quindi, non solo lavora di più sui grassi, ma
"arrugginisce" meno.
3. Qualità della membrana: L'estradiolo mantiene fluida ed efficiente la membrana
mitocondriale, garantendo che la catena di trasporto degli elettroni funzioni senza
intoppi ed evitando quella "dispersione protonica" (uncoupling) che caratterizza
l'invecchiamento cellulare.
Questo stato di grazia metabolica crea l'illusione di poter "mangiare e non ingrassare" o di
potersi allenare in modo disordinato senza conseguenze visibili.
È l'inganno della giovinezza: il corpo sta compensando ogni errore con una protezione ormonale massiccia.
Il bivio ormonale: La crisi bioenergetica della menopausa
Intorno ai 45-50 anni, o anche prima durante la perimenopausa, questo scenario idilliaco
crolla.
La cessazione della produzione ovarica di estradiolo non comporta solo le note vampate
o i cambiamenti dell'umore; rappresenta uno shock metabolico per i mitocondri. Senza il
segnale dell'estrogeno, si verifica una cascata di eventi negativi:
Crollo della biogenesi mitocondriale: Il corpo smette di ricevere il segnale "gratuito"
di rinnovare i mitocondri. Quelli vecchi muoiono e non vengono sostituiti con la stessa
velocità, portando a una perdita di densità mitocondriale.
Infiammazione e stress ossidativo: Senza lo scudo antiossidante degli estrogeni, i
ROS aumentano, danneggiando le strutture cellulari e innalzando l'infiammazione
sistemica (fenomeno noto come inflammaging).
Inflessibilità metabolica: Il corpo "dimentica" come usare i grassi. Anche se la donna
mantiene le stesse abitudini alimentari, il suo muscolo diventa resistente all'insulina e
meno capace di ossidare lipidi. Il risultato è l'accumulo di grasso viscerale (addominale),
metabolicamente attivo e dannoso, ben diverso dal grasso sottocutaneo gluteo-femorale
tipico dell'età fertile.
È qui che molte donne commettono l'errore fatale: tentano di combattere questo aumento di
peso con la strategia del "di più è meglio".
Si lanciano in sessioni di HIIT (High Intensity Interval
Training) estenuanti, classi cardio ad altissima frequenza cardiaca o diete eccessivamente
restrittive.
In questo contesto ormonale, tuttavia, l'alta intensità senza una base aerobica solida
è benzina sul fuoco. Un corpo già infiammato dalla carenza di estrogeni reagisce all'eccesso di
cortisolo (indotto dall'allenamento troppo intenso) trattenendo ancora più liquidi e grasso.
I mitocondri, già sofferenti, non riescono a gestire il carico di lattato e stress, portando a
stanchezza cronica e al fallimento dei risultati.
La soluzione scientifica: L'esercizio come "farmaco" mitocondriale
La buona notizia, supportata dalla letteratura scientifica, è che la decadenza non è inevitabile.
Se il segnale ormonale (estrogeni) viene a mancare, deve essere sostituito da un segnale
meccanico. Studi condotti su modelli animali e umani hanno dimostrato che l'esercizio fisico, se
ben calibrato, attiva le stesse vie di segnalazione (AMPK e PGC-1α) che venivano
precedentemente attivate dagli estrogeni. L'allenamento diventa quindi una terapia sostitutiva
mitocondriale.
Ma quale allenamento?
La chiave risiede nella polarizzazione e nel volume a bassa intensità (Zona 2).
1. Costruire il motore (Zona 2): Per compensare la perdita di densità mitocondriale, la
donna in menopausa deve dedicare tempo ad attività cicliche a bassa intensità (corsa
lenta, camminata in salita, bici), dove è ancora possibile parlare senza affanno. Questostimolo specifico aumenta il numero e la grandezza dei mitocondri senza stressare
eccessivamente le surrenali (cortisolo). È l'unico modo per ri-insegnare al corpo a
bruciare grassi in assenza di estrogeni.
2. L'intensità dosata: L'alta intensità serve, ma va trattata come un farmaco potente: va
usata a piccole dosi e solo quando la base aerobica è solida.
Gli scatti brevi e intensi stimolano il rinnovamento dei mitocondri danneggiati (mitofagia), ma sono efficaci solo
se il corpo ha la capacità di recuperare.
Non serve "ammazzarsi" di fatica ogni giorno. Serve "convincere" biochimicamente la cellula
che ha bisogno di più energia, stimolandola gentilmente ma costantemente.
È il concetto di flessibilità metabolica: restituire alla donna la capacità di passare dall'uso di zuccheri a
quello di grassi, una capacità che la natura le aveva regalato e che ora deve guadagnarsi con un
allenamento intelligente.
Meccanismi: I punti chiave
Approfondiamo i meccanismi biochimici che rendono questo approccio validato
scientificamente:
Attivazione PGC-1α (Il Master Regulator): In assenza di estrogeni (che attivano
PGC-1α tramite i recettori ERα), l'esercizio di endurance diventa il principale attivatore
di questa proteina. PGC-1α coordina la trascrizione del DNA nucleare e mitocondriale
per creare nuovi organelli. Il protocollo del libro massimizza questa via senza eccedere
nello stress.
Gestione del Cortisolo e Asse HPA: La donna in menopausa ha un asse ipotalamo-
ipofisi-surrene più reattivo. L'allenamento "no pain no gain" cronico mantiene alto il
cortisolo, che a sua volta distrugge le proteine muscolari (sarcopenia) e blocca la lipolisi.
L'approccio polarizzato riduce il carico allostatico.
Mitofagia e Qualità: Non basta avere tanti mitocondri, servono mitocondri sani.
L'alternanza tra volume (Zona 2) e picchi di intensità (presenti nel metodo Rossiello)
promuove la mitofagia, ovvero l'autocannibalismo dei mitocondri difettosi per far
spazio a quelli nuovi e performanti.
Filosofia "Elioslamp" 1: Mitochondrial Training
Comprendere la teoria è il primo passo, ma l'applicazione pratica richiede un metodo solido.
È qui che si inserisce l'approccio dell'allenamento mitocondriale.
Questo non è il solito manuale di tabelle per correre la maratona, bensì un vero trattato di longevità applicata, cruciale
soprattutto per il pubblico femminile che affronta il "bivio ormonale".
Questo sistema codifica ciò che la scienza complessa suggerisce, spiegando come strutturare la settimana per
massimizzare la biogenesi mitocondriale.
Nel libro si trova la risposta pratica a domande fondamentali:
Come calcolare le vere zone di allenamento per non generare cortisolo inutile. Perché e come integrare la forza per sostenere la massa magra (l'altra grande vittima della menopausa).
Come ciclizzare l'allenamento rispettando i ritmi biologici, un aspetto vitale per la salute
femminile.
Il "Mitochondrial Training" insegna a sostituire la protezione estrogenica con la protezione dell'allenamento.
Per una donna che guarda ai prossimi 30 o 40 anni, questa strategia non è un acquisto opzionale, ma un investimento sulla propria autosufficienza e salute metabolica.
Non allenarsi, o allenarsi male dopo i 50 anni, significa accettare un declino che la scienza ci dice essere evitabile.
Filosofia "Elioslamp" 2:
Ritmi Circadiani
Sebbene questo articolo si concentri sull'allenamento, è impossibile scindere il metodo dalla filosofia di fondo Elioslamp.
I mitocondri non sono solo centrali elettriche; sono sensori ambientali.
Il mitocondrio femminile si è evoluto per funzionare in sintonia con i cicli di luce e buio.
La disfunzione mitocondriale moderna non è solo dovuta alla mancanza di movimento,
ma alla "malnutrizione di luce".
Il concetto implicito è che l'allenamento mitocondriale funziona al 100% solo se
abbinato a uno stile di vita che rispetta i ritmi circadiani: esposizione alla luce naturale
al mattino (per sincronizzare gli orologi biologici periferici nei muscoli) e buio la sera.
Il "motore" mitocondriale va oliato con il movimento e "caricato" con la luce corretta.
Allenarsi all'aria aperta, come spesso suggerito, amplifica i benefici biochimici descritti
sopra.
Perché abbiamo scelto questo argomento
Abbiamo deciso di porre il focus su questo tema perché esiste un vuoto informativo pericoloso.
Il marketing del fitness per donne over 40 spinge spesso verso soluzioni estetiche rapide (creme,
trattamenti, ginnastica passiva) o allenamenti "brucia-grassi" ad alta intensità che peggiorano
il quadro infiammatorio.
Era doveroso spostare l'attenzione dalla "forma fisica" alla "salute d'organo".
Parlare di mitocondri significa parlare della radice del problema, non del sintomo.
Promuovere la cultura del Mitochondrial Training significa dare alle donne uno strumento di empowerment biologico
reale, basato sulla fisiologia e non sulle tendenze.
Riferimenti Bibliografici
1. Tarnopolsky, M. A. (2008). "Sex differences in exercise metabolism and the role of 17-
beta estradiol". Medicine & Science in Sports & Exercise, 40(4), 648-654. (Nota: Lo studio
fondamentale che stabilisce come le donne ossidino più lipidi degli uomini grazie agli
estrogeni).
2. Karim, S., & Rossi, A. (2020). "Estrogen deficiency and mitochondrial dysfunction in
skeletal muscle: Mechanisms and therapeutic implications". Journal of Applied
Physiology. (Nota: Analizza il crollo della funzione mitocondriale post-menopausa).3. Rogers, N. H., et al. (2019). "Estradiol and mitochondrial biogenesis in skeletal muscle:
The link to metabolic health". Endocrinology. (Nota: Spiega come gli estrogeni regolano
PGC-1α e come l'esercizio possa intervenire).
4. Miotto, P. M., et al. (2018). "Sex differences in mitochondrial respiratory function in
human skeletal muscle". American Journal of Physiology-Regulatory, Integrative and
Comparative Physiology. (Nota: Dettagli sulla respirazione mitocondriale e differenze di
genere).
5. Huang, Xi, et al. (2025) "The role of estrogen in mitochondrial disease." Cellular and
Molecular Neurobiology
Link: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12254118/
6. Arjmand, Shokouh, et al. (2024) "Regulation of mitochondrial dysfunction by
estrogens and estrogen receptors in Alzheimer's disease: A focused review." Basic &
Clinical Pharmacology & Toxicology
Link: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/bcpt.14035
7. Rossiello, A. (2023). Mitochondrial Training: Il metodo definitivo per invertire la
disfunzione mitocondriale. T.R.U. Edizioni.

La salute non è un diritto garantito: è un lavoro quotidiano. Allenamento, restrizione calorica e longevità… il vero investimento su forma & salute inizia da giovani e ci accompagna tutta la vita
Cos’è la restrizione? Una strategia scientificamente studiata che consiste nel ridurre l’apporto energetico mantenendo però intatto l’equilibrio dei nutrienti essenziali. Quando viene applicata con intelligenza e rispetto della fisiologia, diventa uno degli strumenti più potenti per migliorare la salute, la composizione corporea e la longevità.
Gli studi sulla restrizione calorica mostrano benefici che attraversano ogni livello dell’organismo: dalla cellula al metabolismo, dalla performance alla prevenzione delle malattie croniche. La letteratura scientifica è ampia e solida: dalla regolazione dell’autofagia, agli effetti sulla longevità mediati da SIRT1, fino ai dati che evidenziano miglioramenti metabolici e riduzione dello stress ossidativo.
Ridurre le calorie senza ridurre la qualità del cibo significa permettere al corpo di utilizzare in modo più efficiente i substrati energetici, migliorare la sensibilità all’insulina e ottimizzare il metabolismo lipidico. Significa anche stimolare processi di rigenerazione cellulare come l’autofagia, un meccanismo che elimina cellule danneggiate e ne favorisce il rinnovamento, contribuendo a rallentare l’invecchiamento biologico. Sono numerosissimi gli studi che mostrano come la restrizione calorica attivi geni legati all’invecchiamento sano e alla funzionalità muscolare.
Ma la restrizione calorica da sola non basta. L’esercizio fisico è il secondo pilastro, quello che impedisce la perdita di massa muscolare e mantiene attivi i meccanismi che sostengono forza, autonomia e qualità della vita. E’ stato dimostrato che anche in età avanzata è possibile costruire muscolo e migliorare la forza, a patto che l’allenamento non venga mai sospeso. Il muscolo è un organo endocrino, un deposito di salute, un ammortizzatore contro l’invecchiamento. Senza movimento, la restrizione calorica diventa incompleta; con il movimento, diventa un acceleratore di benessere.
Passiamo al dunque
La longevità non è un premio che arriva a quarant’anni. e’ un processo che si costruisce molto prima. Chi inizia a vent’anni ad allenarsi, a curare l’alimentazione, a investire nella propria salute, sta costruendo un capitale biologico che proteggerà il corpo per decenni. È prevenzione vera: quella che non si vede subito, ma che si sente quando gli anni avanzano e il corpo risponde ancora con efficienza, lucidità e resilienza.
Chi invece arriva a cinquant’anni e decide di migliorare deve sapere che il percorso è più complesso. Il catabolismo aumenta, la sarcopenia avanza, la risposta anabolica è più lenta. Ma non è impossibile: richiede più precisione, più costanza, più rispetto dei tempi fisiologici. Richiede di capire che ogni progresso, anche piccolo, è un investimento sulla qualità della vita futura. E che il sacrificio, quello vero, quello che consiste nel rinunciare al superfluo per dare spazio all’essenziale, è parte integrante del processo.
Quindi, a cinquant’anni non chiedete mai a un professionista di diventare, in pochi mesi, una Bikini Beach… e praticamente impossibile, se durante la tua vita non hai mai fatto nulla per il tuo corpo.
La salute non è un diritto garantito (lo abbiamo riportato nel titolo), è la somma di scelte ripetute, di allenamenti portati a termine anche quando non si ha voglia, di pasti costruiti con criterio, di sonno curato, di stress gestito. È un equilibrio dinamico che si conquista e si difende.
La restrizione calorica intelligente, unita all’allenamento costante, non è solo una strategia per perdere grasso. È un modo per migliorare la qualità della vita, rallentare l’invecchiamento, proteggere il cervello, mantenere la forza, prevenire malattie croniche e costruire un corpo che rimane funzionale più a lungo.
È un atto di responsabilità verso se stessi ed un investimento sul futuro.
Fabrizio Renzoni osteopata D.O.m.R.O.I. Tessera n. 4727
Fano PU CAP 61032 VIA G. Gabrielli N 12/A
cell 3286217569
mail renzonifabrizio@gmail.com