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artrosi dell’anca

L’artrosi dell’anca viene quasi sempre interpretata come un problema locale.

 

Si guarda la radiografia, si osserva la cartilagine, si parla di consumo, di usura, di spazio articolare ridotto.

 

E automaticamente si costruisce un percorso basato su questo: esercizi, mobilità, rinforzo.

 

Ma questa è una lettura incompleta.

 

Ed è proprio per questo che molte persone non ottengono risultati duraturi.

 

La cartilagine non è innervata.

 

Questo significa che non è lei a generare il dolore.

 

Il dolore che percepisci nasce da un ambiente infiammatorio che coinvolge:

 

-capsula articolare

-membrana sinoviale

-tessuto connettivo

-muscoli periarticolari.

 

È un dolore biologico, non solo meccanico.

 

Ed è qui che cambia completamente la prospettiva.

 

L’infiammazione che alimenta questo dolore non nasce nell’anca.

 

Nasce a monte, nell’apparato digerente.

 

Quando l’intestino lavora in condizioni di disbiosi, permeabilità alterata o sovraccarico alimentare, aumenta la produzione di mediatori infiammatori sistemici.

 

Questi mediatori modificano la qualità dei tessuti:

 

-riducono l’idratazione del connettivo

-rendono le fasce meno scorrevoli

-aumentano il tono muscolare di difesa

Il risultato è un corpo più rigido, meno adattabile, più sensibile al carico.

 

In questo contesto, anche un’articolazione già degenerata diventa dolorosa.

 

Non è l’artrosi che “fa male”.

 

È il terreno infiammatorio che la rende sintomatica.

 

Per questo partire dagli esercizi senza aver lavorato prima sull’infiammazione è un errore strategico.

 

Puoi mobilizzare, allungare, rinforzare.

 

Ma se il sistema è infiammato, il corpo continuerà a proteggersi.

 

Il muscolo rimane contratto,

l’escursione resta limitata e

il dolore non si spegne.

 

Stai lavorando contro una risposta biologica attiva.

 

Quando invece inizi a lavorare sull’alimentazione in modo mirato, succede qualcosa di diverso.

 

Riduci il carico infiammatorio sistemico, migliori la qualità del tessuto connettivo,

abbassi il tono muscolare e

restituisci scorrevolezza alle fasce

E a quel punto il corpo cambia risposta.

 

Il movimento non è più percepito come una minaccia.

 

Diventa uno strumento terapeutico reale.

 

Solo in questa fase il lavoro muscolare ha senso.

 

Solo qui l’allungamento (ginnastica posturale Mezieres) diventa efficace.

 

Solo qui puoi recuperare mobilità senza alimentare il dolore.

 

C’è poi un passaggio fondamentale.

 

L’artrosi non scompare.

 

Ma il dolore sì.

 

Ed è questa la distinzione che cambia tutto.

 

Continuare a inseguire la radiografia porta fuori strada.

 

Imparare a leggere il proprio stato infiammatorio cambia il percorso.

 

Ho visto persone arrivare con un intervento programmato.

 

E ho visto quelle stesse persone cambiare completamente direzione.

 

Non perché la cartilagine sia ricresciuta.

 

Ma perché:

 

il dolore è scomparso,

la mobilità è tornata funzionale e

la qualità di vita è cambiata.

 

Quando il dolore non c’è più, cambia anche il bisogno percepito di operarsi.

 

Questo non significa negare l’intervento, significa comprenderne il contesto.

 

Se non lavori sull’infiammazione, porti lo stesso terreno anche dopo l’operazione.

 

E il rischio è quello di spostare il problema, non risolverlo.

 

L’anca non è il punto di partenza.

 

È il punto di arrivo di un processo.

 

Se tratti solo l’anca, resti dentro il sintomo, se lavori sull’infiammazione, inizi a modificare il processo.

 

E quando modifichi il sistema, il dolore non ha più motivo di esistere.

 

 

 

Osteopatia26

Fabrizio Renzoni osteopata D.O.m.R.O.I. Tessera n. 4727

Fano PU CAP 61032 VIA G. Gabrielli N 12/A

cell 3286217569

mail renzonifabrizio@gmail.com