Login

Email

Testimonial

Dove siamo

Il cibo non è carburante e’ informazione

 
♦️Il cibo non è carburante e’ informazione… e se l’informazione è distorta, il tuo corpo smette di risponderti come vorresti.
 
Parliamoci chiari: ogni volta che mangi stai inviando un messaggio al tuo organismo… un messaggio che viene letto a livello cellulare, ormonale, enzimatico, persino genomico. Non è metafora, è nutrigenomica, la scienza che studia come gli alimenti modulano l’espressione dei geni e i processi biologici alla base della salute, della malattia, del recupero, della performance. Il cibo regola infiammazione, sintesi proteica, funzione mitocondriale, asse intestino-cervello. Se le informazioni che arrivano sono errate, le risposte organiche saranno alterate. Punto.
 
📍Questo vale ancora di più se ti alleni. Perché in palestra non costruisci niente, crei solo lo stimolo. La costruzione vera avviene fuori, durante il riposo, durante il sonno, durante il recupero. E quella costruzione dipende quasi interamente da ciò che mangi, da come lo mangi e da quando lo mangi.
 
📍Il timing non è un dettaglio e’ struttura.
Molte persone si concentrano sul “cosa” e trascurano completamente il “quando”. Ma la finestra post-allenamento, la distribuzione proteica nell’arco della giornata, il pasto pre-allenamento, tutto questo ha un peso fisiologico preciso. Mangiare in fretta, in piedi, sotto stress, di fronte a uno schermo: stai compromettendo l’assimilazione di ciò che hai scelto con cura. Il sistema nervoso autonomo deve essere in modalità parasimpatica perché la digestione lavori bene. La tranquillità a tavola non è un lusso, dè parte del protocollo.
 
Il corpo parla. La domanda è: lo stai ascoltando?
Qui viene la parte che nessun piano alimentare ti darà mai scritta: la capacità di leggere i propri segnali. Fame vera, fame emotiva, desiderio di un cibo specifico, calo energetico pomeridiano, gonfiore, insonnia, tutto questo è linguaggio. Il tuo organismo ti sta dicendo qualcosa. Se ogni sera apri il frigo o la dispensa in cerca di un biscotto o di cioccolato, non è debolezza caratteriale. È informazione. Stress accumulato, cortisolo alto, serata intensa, poco cibo durante la giornata, carenza energetica non compensata: il corpo non sbaglia, cerca di compensare con ciò che gli hai insegnato a cercare.
Questo si chiama fame emotiva, ed è uno dei meccanismi più studiati in psicofisiologia dell’alimentazione. Quando le emozioni guidano il comportamento alimentare, e non l’appetito fisiologico, si innesca un circuito di regolazione emotiva mediato dal cibo che a lungo termine crea disfunzione metabolica e psicologica. Non è un problema di volontà. È un problema di sistema.
 
Diffida dell’informazione distorta.
Un esempio classico: i cibi light. Nati per rassicurarci, per darci la sensazione di poter mangiare di più senza conseguenze. Risultato? L’introduzione massiva di questa categoria ha coinciso con un aumento dell’obesità e con un consumo maggiore di quelle stesse categorie rispetto alle versioni originali. Ricchi di dolcificanti, poveri di nutrienti reali, costruiti per illudere il sistema della sazietà senza soddisfarlo. Le calorie in eccesso danneggiano la salute metabolica, ma le informazioni errate danneggiano anche il cervello, letteralmente: l’infiammazione cronica da dieta di bassa qualità accelera il declino cognitivo e compromette le funzioni esecutive.
Il mercato è pieno di prodotti che promettono scorciatoie. La scorciatoia non esiste. Esiste la qualità dei macronutrienti, la densità micronutrizionale, il rispetto del timing, la coerenza nel tempo.
 
📍Allenamento, riposo, alimentazione: una triade, non una gerarchia.
Non puoi ottimizzare uno dei tre ignorando gli altri. E non puoi ridurre tutto a schemi rigidi o a pile di libri che non si parlano tra loro. La vera competenza, che tu sia all’inizio del percorso o anni avanti, è costruire un’autoconsapevolezza alimentare reale: capire cosa hai mangiato, come ti sei sentito, come hai risposto, come hai recuperato. Tenere traccia non per ossessione, ma per comprensione.
Il pasto libero, il cosiddetto “sgarro”, ha un senso fisiologico e psicologico preciso: un recupero della carica enzimatica pancreatica, un segnale di abbondanza che regola gli assi ormonali della sazietà, un rinforzo della compliance a lungo termine. Non è una debolezza, è strategia, se contestualizzato correttamente.
 
L’informazione che entra nel tuo corpo deve essere pulita, coerente, consapevole. Non perfetta, consapevole… perché la perfezione è un concetto rigido, e il corpo è un sistema adattivo. Ma la direzione deve essere chiara, e deve partire da una cosa sola: imparare ad ascoltarsi davvero.
 

Osteopatia26

Fabrizio Renzoni osteopata D.O.m.R.O.I. Tessera n. 4727

Fano PU CAP 61032 VIA G. Gabrielli N 12/A

cell 3286217569

mail renzonifabrizio@gmail.com